Breve storia del Capo di I Classe

Giuseppe Antonio Francesco Regina

(1893 - 1932)

 

raccontata dal pronipote Fabio V. Regina

 

 

 

 

Un giorno di ormai tanti anni fa entrai nello studio di mio nonno e vidi la foto incorniciata di un signore in divisa appesa sulla parete verde dietro la pesante scrivania di mogano scuro.

Una foto antica, ingiallita, scolorita e anche un po rovinata.

E mi sembrava che quel signore mi fissasse con sguardo gentile e curioso.

 

 

Ero solo un bambino e chiesi chi fosse.

Mio padre mi disse con poche semplici parole: E' il tuo bisnonno Giuseppe .

Ma chi era veramente questo Giuseppe?

Avevo delle notizie che facevano parte della tradizione familiare e che raccontavano che Giuseppe Antonio Francesco Regina era l'unico erede di un ramo dell omonima famiglia della storica nobilta' napoletana, nipote di Antonio che fu un ufficiale dell'Artiglieria di Litorale dell'Esercito delle Due Sicilie.

Ma le poche e scarne informazioni sulla sua vita professionale lasciarono sostanzialmente in sospeso la risposta definitiva alla mia domanda.

Passarono gli anni e ogni tanto ritornavo nello studio di mio nonno proprio per rivedere quella foto, per cercare di scoprire e capire, finche' ormai grande non presi la decisione di chiedere direttamente a chi deteneva le risposte: Ministero della Difesa Direzione Generale per il Personale Militare - V Reparto / 11^ Divisione Documentazione Marina.

Mi torno' un file che raffigurava un vecchio foglio matricolare che chiariva finalmente tutto, anche le molte altrettanto vecchie foto che avevo ritrovato in un album oramai logoro.

Classe 1893 ancora giovanissimo - era il 1911 - decide di intraprendere la carriera militare in Regia Marina e in particolare nella specializzazione di sommergibilista in qualita' di cannoniere e torpediniere.

Il primo imbarco avviene sull'incrociatore Francesco Ferruccio (1912) della classe Garibaldi con cui partecipa alla Guerra Italo Turca e per la quale viene decorato.

L'anno successivo entra in servizio presso la Torpediniera 134 S classe Condore per poi passare alla nave da battaglia Dante Alighieri fino al 1914.

All'alba del Primo Conflitto Mondiale prende finalmente servizio su un sommergibile, lo Jantina, fino all'aprile del 1918 mentre inizia a salire di grado - II Capo Torpediniere - e specializzandosi come Elettricista.

 

E qui vi fu la sorpresa.

 

Alla data del 12 maggio 1917 appare una nota che cita: H8 e a fondo pagina nello spazio per Campagne di Guerra, Decorazioni, Ferite, Azioni di Merito viene riportata la seguente dicitura: Encomiato dal Ministero per aver compiuto la traversata da Halifax a Gibilterra a bordo del R. sommergibile H8 dimostrando abilita' tecnica e marinaresca, elevati sentimenti del dovere e forza di resistenza. Prot.lli #33673 del 29.11.1917.

 

A cosa si riferiva questa nota?

 

Per molto tempo cercai invano notizie su questa operazione militare in tempo di guerra fino a che da un sito canadese emerse questa pagina: The Canadian-built British H-boats di J. D. Perkins, 1999.

Nel testo (tradotto) emerse che:

 

Gia' alla fine di agosto 1914, la canadese Vickers presento' al viceministro del servizio navale una proposta per la costruzione di due o tre sottomarini della Electric Boat Company per l'RCN a Montreal. Con un dislocamento in immersione di 400 tonnellate e montando quattro tubi lanciasiluri da 18 pollici a prua, erano simili al CC1 ma con motori migliorati. Vickers si offriva di completare le prime due barche entro l'apertura della navigazione sul fiume San Lorenzo nel 1915 per un prezzo di $ 572.000 ciascuna....

 

...Electric Boat a sua volta propose il suo ultimo sottomarino di medie dimensioni identificato come Design 602. L'Ammiragliato lo chiamo' Classe H. Non noto con certezza se sia avvenuto perche' il trio di barche americane costruite con un design molto simile era stato chiamato cosi' , o perche' "H" era davvero la successiva lettera disponibile nel sistema di identificazione della classe britannica; ma entrambe le ragioni sono plausibili...

 

... Le prime dieci barche sarebbero state costruite nel cantiere navale canadese Vickers vicino a Montreal. Dato che Electric Boat era posseduta al 50% da Vickers, la loro attivita' canadese era la scelta piu' ovvia...

 

... La canadese Vickers procedette quindi alla costruzione di altri otto H-boat completi per la Marina Italiana. Questo contratto e' stato in realta' mediato dall'Ammiragliato, che ha convinto il governo italiano a sfruttare le capacita' disponibili presso la canadese Vickers. Questi sono stati commissionati in due gruppi.

La prima coppia lascio' Montreal nell'autunno del 1916 prima del congelamento del fiume San Lorenzo e completo' le prove ad Halifax. A dicembre salparono per l'Italia.

I restanti sei furono commissionati a Montreal nella primavera del 1917.

 

Le H-boat erano popolari tra gli equipaggi. I marinai britannici li soprannominarono "sommergibili Ford" per il modo in cui venivano prodotti in serie e per l'affidabilita' dei loro motori. Come progettati, battelli classe H fornivano una cuccetta e un piccolo gavone per ogni uomo. Nel servizio britannico le cuccette di tela nella zona del quadrato furono presto sostituite da cuccette di legno incassate. Altre caratteristiche apprezzate era la paratia completamente chiusa situata nel vano batteria anteriore, che vantava anche una propria ventola di scarico collegata al sistema di scarico della ventilazione della batteria. Una novita' per gli inglesi era il locale mensa in stile caffetteria con la cucina completa ubicata nel compartimento della batteria di poppa.

 

Un'altra caratteristica nuova era un tubo di ventilazione racchiuso all'interno della carenatura del periscopio. Originariamente installato per provvedere alla tattica ridondante di correre in superficie in condizioni ridotte, si e' rivelato particolarmente utile per navigare in superficie in condizioni meteorologiche avverse. Quando la valvola di intercettazione nella parte superiore del tubo veniva aperta, il sottomarino poteva continuare a far funzionare i motori anche con l'aspirazione superiore chiusa per impedire al mare di riversarsi lungo la torre di comando. In questa condizione, il battello veniva condotto utilizzando il periscopio della torretta.

 

Prima di unirsi alle loro flottiglie, tutti i battelli erano dotati di girobussole Sperry, di un piccolo locale radio chiuso e di un impianto radio Marconi da 1 kW. Sul retro del ponte e' stata montata un'antenna portatile. Successivamente gli inglesi installarono periscopi migliorati, chiusero ponti e apportarono altre modifiche man mano che la guerra procedeva. I quattro H-boat nel Mediterraneo erano tutti dotati di un cannone da 6 libbre sulla prua.

 

Ecco finalmente l'informazione che cercavo!

Quindi Giuseppe faceva parte del gruppo di marinai italiani che parteciparono a questa operazione e che salpo' da Halifax destinazione Italia nella primavera del 1917

Ma...eppure...eppure leggendo mi era tornata in mente un immagine dell album.

Andai di corsa a riprenderlo e dentro vi trovai questo scatto:

 

 

Montreal 26 giugno 1917 : La data coincideva.

E' il primo ritratto in piedi sulla prora del sommergibile in primo piano; e' proprio lui!

In seguito scoprii anche che durante il viaggio di ritorno in Italia, insieme ai gemelli H6 e H7 subi' nei pressi di Gibilterra (come indicato nella nota del foglio matricolare) un accidentale attacco da parte dell'unita' di pattuglia americana Nahma che aveva scambiato le tre unita' per U-Boote ed aveva danneggiato l'H6 provocandone 2 morti e 5 feriti.

 

Dopo un po' di anni, quasi per caso, arrivai ad un documento dell archivio di Ellis Island dal quale si evince che durante il viaggio di andata verso Montreal fecero scalo proprio a New York.

Nel documento sono indicati i nomi di tutti coloro che insieme al mio bisnonno parteciparono all operazione sotto la dicitura Italian Military Mission Montreal Canada e la specifica a matita Not Landed

 

 

 

 

 

In quel tumultuoso triennio 1917/1919 alterna imbarchi ad incarichi a terra tra cui a Valona (a cui questa foto dovrebbe riferirsi) nell ambito del Corpo di spedizione italiano in Albania che duro' fino al 1919.

La sua campagna di guerra nel Primo Conflitto Mondiale risulta quindi dal 1915 al 1919 con tanto di decorazione.

 

 

 

Vive momenti di gioia con il matrimonio con Teresa Biagini ma anche il ricordo doloroso della perdita del suo amico Francesco (probabilmente Esposito) deceduto nell affondamento del sommergibile W4 davanti alle coste albanesi (unita' mai ritrovata).

 

 

 

Successivamente prende servizio nel vecchio incrociatore Vettor Pisani nel 1919, nella nave da battaglia Andrea Doria e nella nave da battaglia Giulio Cesare tra il 1920 e il 1928 da cui queste foto:

 

 

 

 

Nel 1924 diventa Capo Torpediniere Elettricista di III Classe e nel 1928 Capo Torpediniere Elettricista di II Classe.

 

 

 

 

Ritorna nei sommergibili tra il 1930 sul Corridoni e nel 1931 sul Narvalo (foto):

 

 

Diventa Capo di I Classe dal Marzo del 1931.

 

Il destino decise che quella vita cosi' intensa, cosi' energica e destinata a chissa' quali altre avventure e soddisfazioni, dovesse avere termine nella sua casa di La Spezia, per una malattia, nel mese di aprile del 1932 a soli trentotto anni, lasciando oltre alla vedova una figlia di 12 anni Elena, uno di 10 anni Carlo, e uno di 3 anni Umberto.

Carlo era mio nonno.

Ed ecco spiegato il perche' non avevano notizie piu' precise: erano solo dei bambini.

 

Qui questa storia sembrerebbe terminare; se non fosse che...

 

Un giorno tolsi la cornice dalla foto per notare che quel viso che mi fissava fosse in realta' solo una parte del tutto che invece e' questa qua:

 

 

Partendo da sinistra mia zia Elena, la mia bisnonna Teresa, il piccolo Umberto e in divisa di piccolo marinaio mio nonno Carlo.

 

Davanti ai miei occhi compresi che quella che doveva essere la storia di un singolo si era trasformata nella storia di una famiglia intera.

 

Ora che non c'e' piu' mio nonno, che non c'e' piu' mio padre, sono rimasto io a tenere viva la memoria, per tramandarla a chi verra' dopo, custodendo non solo le immagini e i racconti ma anche le sue controspalline, le medaglie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

e quella sciabola d'ordinanza che Giuseppe nella foto stringe tra le mani e che ha viaggiato praticamente intatta tra i flutti del Tempo.

 

Ed ogni volta che l'impugno, mi sembra di sentire una voce lontana che sussurra:

Sotto le onde, prepara silenziosamente la vittoria...

 

 

2026 - Fabio V.Regina